
|
|
|
Le quattro varietà
di Pastori Belgi, una questione unicamente belga
In quella rivista trimestrale è
uscita un’intervista del Professore Bart Knol, etologo clinico
presso la Facoltà Veterinaria di Utrecht, che fa riferimento anche
al suo libro Hoe vertel ik het mijn Hond, ‘Come lo
racconto al mio Cane’. Il libro libro viene tra l’altro
presentato nella stessa rivista. Esso dà dei consigli a tutti
quelli che vogliono, in modo semplice e sommario, sapere qualcosa su
tutti gli aspetti dei problemi di comportamento del cane.
A margine dell’intervista viene nello stesso tempo affrontato un altro aspetto del suo lavoro scientifico, ossia i problemi ereditari nell’allevamento moderno dei cani (e dei gatti). Questo in relazione con le sue ricerche sui Boxer che vorrebbe estendere ai barboncini e naturalmente, come potete immaginare, ai pastori Belgi, per i quali dobbiamo adottare le stesse idee. La constatazione che fa è che soltanto il 5% del materiale ereditario viene impiegato ad ogni generazione mentre gli uomini adoperano dall’80 al 90% del materiale. Il confronto del materiale ereditario utilizzato in questo caso dal cane e dall’uomo sembra piuttosto infelice perché i processi di riproduzione nelle due specie sono, si spera, molto lontani uno dall’altro. Per quanto si sa, gli uomini non devono soddisfare alcuna condizione per generare. Ma insomma quali sono le proposte? Si può tirare a indovinare: più “regolamentazione”, fenomeno tipico nella nostra società moderna. In prima istanza un sistema consultivo solido e scientifico di allevamento che il Consiglio di Amministrazione dovrebbe utilizzare. In seconda istanza la salute dovrebbe ricoprire un più grande ruolo nel riconoscimento del titolo di campione. Infine, e non è la cosa meno importante: un riesame delle divisioni tra le razze. In cosa consiste dunque quest’ultima regola generale? Oh, in una cosa semplicissima: incrociare insieme le diverse specie. Per i barboncini significa che tutte le altezze e tutti i colori possono essere mescolati e che nel caso dei Pastori Belgi le quattro varietà devono essere mescolate. Forse che il Sig. Knol non sa che dal 1° gennaio 1994 il Kennel Club inglese aveva ridotto i Pastori Belgi ad un’unica razza, questo in seguito alle concezioni di uno scienziato conosciutissimo? Tale decisione è stata nuovamente ritirata nel 1999, in seguito alla situazione catastrofica e deplorevole della razza, e questo nello spazio di cinque anni. A partire dal 2000 ci sono state di nuovo quattro razze nelle mostre mentre si vedeva ancora l’influenza catastrofica che la precedente decisione aveva avuto sulla razza. Nel frattempo abbiamo assistito ad un rovesciamento positivo. Prima di giungere a tali proposte o consigli, sarebbe forse meglio cercare le vere cause della drammatica riduzione della variazione genetica ad ogni generazione. Cominciamo dunque dall’inizio: dall’allevatore! Quanti allevatori sono attualmente degni di questo nome? Alcuni anni fa un allevatore serio parlava di alcuni giovani allevatori come di “moltiplicatori di cani” e aveva perfettamente ragione. Lo scopo principale dell’allevamento deve sempre essere: mettere al mondo un prodotto il più completo possibile senza tuttavia perdere di vista alcuni punti importanti, ossia: la salute e la preservazione della razza. Per questo c’è senz’altro bisogno di una più grande diversità del materiale genetico perché un materiale genetico troppo limitato nella sua discendenza o nel suo allevamento porta certamente con sé dei problemi (sia per quanto riguarda le malattie che la riproduzione), con la conseguenza che l’energia e il piacere che alcune persone hanno riposto nell’allevamento vengono del tutto persi. I club delle razze hanno anche loro una grande responsabilità nella diminuzione dell’offerta di materiale genetico, in particolare per via dell’imposizione di diverse regole per poter utilizzare un soggetto per l’allevamento. Basti pensare alle seguenti regole: 1) Radiografie dei gomiti e delle anche 2) Controllo degli occhi 3) Sottomissione a determinati test 4) Raggiungimento di alcuni risultati nelle mostre 5) Autorizzazione di commissioni estere d’allevamento per poter allevare con determinate combinazioni nella stessa varietà 6) Problemi di colori che non furono accettati per motivi arbitrari. A questo proposito apriamo una parentesi. È rassicurante notare che l’ostracismo di cui sono stati ripetute volte vittime i Tervuren grigi viene seriamente ridotto con la nuova edizione dello standard. In tal modo sarà a lungo termine preservata la diversità genetica rappresentata da quegli individui precedentemente poco amati. Tutti regolamenti che contribuiscono ad una limitazione del patrimonio genetico. Quale dovrebbe essere la soluzione? Allevare bene è una occupazione a tempo pieno nel senso che deve essere oggetto di attenzione in ogni momento. La base dell’allevamento non è dunque più soltanto da ricercare nelle mostre (non importa quali). I proprietari non dispongono tutti di mezzi finanziari e materiali sufficienti per poter essere presenti a tutte le manifestazioni. Animali belli e buoni possono dunque essere dappertutto. Per questo bisogna aprire gli occhi e le orecchie, e guardare attentamente intorno. E siatene certi: chi cerca trova, sicché la “politica d’intervarietà” resta davvero un’eccezione anziché un’attività regolare come succede in certi paesi che non è necessario nominare con più precisione. Per quanto concerne i club: quando un cane viene proposto per la riproduzione la si smetta con quella politica del “Non soddisfa ai regolamenti”, né lo si escluda immediatamente se è esso sconosciuto al club. La selezione canina si basa anzitutto, fin dall’inizio, su un sistema binario, nominato “tandem method”. Questo metodo un po’ troppo manicheistico, perché elimina senza remissione ogni soggetto portatore del minimo difetto indicato come inaccettabile e priva nello stesso tempo la razza di ogni potenziale genetico raro e valido, portato da quello stesso individuo. È uno sperpero che bisognerà un giorno rimettere in questione in modo da evitare la sclerosi programmata di tutte le razze canine. L’opinione del Prof. Knol è solo un preambolo il cui orientamento non tiene conto del lato culturale o artistico della cinofilia, e qui sta il suo errore. Sembra inoltre dimenticare che è importante evitare la dispersione, nelle quattro varietà di pastori Belgi, di geni moribondi, presenti maggiormente in alcune famiglie rispetto ad altre. Per questo non può in nessun caso essere questione di procedere alla mescolanza di Peli Lunghi, Corti o Duri, poco importa se di color fulvo o nero. In compenso un po’ di tolleranza nei confronti di alcune regolamentazioni o di alcuni difetti minimi non invalidanti potrebbe essere una risposta alle conseguenze disastrose dell’indebolimento genetico di razze pure. Questo in attesa di una profonda evoluzione delle mentalità per quanto riguarda l’accettazione di una selezione che si avvicini a quella più globale chiamata “total score method”, in vigore per altre specie ma non ancora prospettabile attualmente per la specie canina. Dopo di che bisognerà che le alte sfere della cinofilia ufficiale affrontino il problema alla base. Si può tuttavia dubitare che queste riforme fondamentali per cambiare l’intero aspetto delle cinofilia siano già per domani. Nel frattempo sono necessarie soluzioni alternative, e la mescolanza delle quattro varietà di Pastori Belgi non è certamente una di queste. È imperativo frenarla limitando al massimo i casi particolari e le eccezioni seguendo una regola di condotta che è sempre stata quella dei difensori tradizionali della razza. Anny De Prez e Abel Renard
|
Studio sull’uscita 2001 dello standard del Pastore Belga
Parte 2: Il Tervuren grigio